The Enigma of Kaspar Hauser

Informazioni

L’uomo spesso vive fossilizzando la propria esistenza su delle certezze, degli assiomi che considera veri e assoluti solo perchè gli sono stati imposti da piccolo o dalla società nel corso del tempo. Religione, storia, logica, natura se osservate da un unico punto di vista, spesso ottuso, perdono ogni virtù culturale intrinseca in esse. Bisogna sempre guardare il mondo con gli occhi di un bambino che non vuole smettere di capire, di conoscere ma soprattutto di mettere in discussione ciò che ha già capito e conosciuto.

Titolo originale: The Enigma of Kaspar Hauser
Paese: Germania
Anno: 1974
Durata: 106 minuti
Genere: Drammatico
Regia: Werner Herzog

Tema

Certe volte credo che vorrei trascorrere tutta la mia vita in un angolo appartato di una parrucchiera, di un salone di bellezza o persino di un semplice negozio di verdura, solo per ascoltare la marea di ciarle che ogni giorno vengono blaterate dalle solite paesane gossippare. Se si potesse trasformare quella fuffa in cibo, basterebbero le chiacchiere fatte in un solo giorno a debellare la fame nel mondo. Questo ha messo le corna alla moglie, al parco hanno trovato un animale fuggito dallo circo di passaggio, il prossimo weekend ci sarà il temporale più forte degli ultimi anni, il figlio del sindaco ha interrotto gli studi perchè non era in grado ecc ecc. Bullshit, semplicemente bullshit. E se i pettegolezzi vengono coltivati all’interno di un paese, nelle grandi città si formano le cosiddette leggende metropolitane che vanno dai coccodrilli nei sobborghi di New York, all’uomo delle nevi, dalla macchina senza guida che ti insegue nella notte, al Bigfoot.

Nei secoli si sono poi sviluppate nel mondo vere e proprie leggende che hanno davvero dell’incredibile; sicuramente si basano su fatti storici realmente accaduti che mischiati ad un pizzico di esagerazione, qualche coincidenza e tanta fantasia possono essere trasformati in storie dell’altro mondo. Soffermiamoci su alcune di esse:

  • Kaspar Hauser: protagonista del film in questione, di tante altre opere e libri, chiamato anche il Fanciullo d’Europa fu un giovane tedesco che comparve all’improvviso in una piazza di Norimberga nell’800, cresciuto in totale isolamento e morto per omicidio. Lasciato in una cella a pane ed acqua, i suoi primi anni di totale apatia forzata nei confronti del mondo lo portarono ad avere nevrosi e attacchi violenti pur avendo una natura di base gentile e innocente; la benevolenza di un insegnante della città che ne prese carico e cercò di offrirgli una adeguata istruzione lo portarono a vivere più serenamente i restanti anni della sua vita e scoprire qualcosa in più sul suo passato.

  • Lady Babushka: compare in diversi filmati e scatti riguardanti l’omicidio di J.F.Kennedy nel 1963. Indossava un giacca marrone e un foulard in testa, era in piedi vicino alla limousine presidenziale. Tutti cercano di ripararsi dai colpi di arma da fuoco, lei resta impassibile a filmare la scena. Viene poi contattata dall’FBI per fornire il materiale a sua disposizione sull’accaduto ma non si presenterà mai a testimoniare e resterà l’unica persona presente a non essere identificata dalle autorità. Da lì in poi si perdono completamente le sue tracce; alcuni dicono fosse una complice dell’assassino, altri credono si trattasse di una viaggiatrice del tempo tornata sul luogo del celebre delitto.

  • I bambini verdi di Woolpit: nel XII secolo, in un villaggio del Regno Unito comparvero due bambini con una carnagione tendente al verde che parlavano una lingua sconosciuta e mangivano solo fagioli. Avevano difficoltà a mangiare quasi tutto, il maschio si ammalò e morì pochi mesi dopo il loro arrivo. La bambina, invece, col tempo perse il colore verde della pelle e riuscì ad imparare la lingua inglese. Spiegò di essere arrivata da un posto buio dove non sorgeva mai il sole, chiamato Terra di St.Martin, forse nelle cavità della Terra o chissà su un altro pianeta.

  • Zodiac: fu un omicida che si divertiva a mandare lettere criptate al giornale di San Francisco riguardanti le sue uccisioni. Le sue indagini proseguirono per anni seguendo varie piste ma il killer non fu mai preso.

  • Esistono decine di altre storie, alcune anche più significative, che non riguardano personaggi particolari, ma presenze catturate nell’obiettivo, mostri nei fondali o negli ambienti più angusti del pianeta, viaggiatori nel tempo immortalati della macchine fotografiche, animali ed essere fantastici che fanno visita ignari malcapitati in giro per il mondo. In queste storie, vere o farlocche che siano, non è tanto la veridicità presente come sottofondo a stupire quanto la straordinaria tendenza delle persone a prendere tutto per certo. E più la fonte è attendibile più la possibilità che la fandonia sia successa realmente è elevata. Pensate che se un ubriaco per strada e un dottore raccontassero entrambi di aver visto gli alieni verrebbero valutati allo stesso modo? Poi bisognerebbe aprire un capitolo a parte di 10 pagine solo per parlare della religione, dei fatti reali e presunti, della realtà storica e la necessità nel medioevo di valori morali.. ma non mi sembra proprio il caso. Anche perchè, conoscendo la mia posizione al riguardo, sarebbe molto parziale, mentre sarebbe molto più necessario e interessante avere un dibattito con una controparte, tendente all’idea opposta. Resta comunque il fatto che qualsiasi sia l’argomento, l’accaduto (vero o inventato), cause e conseguenze, la cosa più importante è valutare la reazione delle persone, la loro capacità di osservare obiettivamente i fatti e di trarre una morale o un pensiero capace e legittimo, senza farsi condizionare.

    Personaggi

  • Kaspar Hauser: protagonista della vicenda. Abbandonato e solo al mondo, vive sereno gli anni di piena incoscienza ignaro di tutto; più forti diventano consapevolezza e conoscenza, più il suo animo si rattrista nell’infelicità e si riscopre nulla di fronte alla realtà che lo circonda. Vive una sorta di passaggio dalla prigione fisica a quella psicologica. Puro, genuino, profondo, curioso come chi guarda l’universo ogni volta come se fosse la prima; ha la tipica personalità buona di chi preferisce rapportarsi con bambini e animali piuttosto che perdere tempo con gli uomini. In continuo apprendimento, è una cellula impazzita, una scheggia senza controllo che mette in dubbio qualsiasi certezza della società e contesta ogni bieca forma di convinzione e convenzione.

  • Professor Daumer: l’unico personaggio che si prende realmente cura di Kaspar senza trarne un vantaggio personale. Di semplici costumi e maniere, ma nello stesso tempo signorile e cortese, è emblema dell’uomo che rinnega il dubbio e vive di convinzioni immutabili, rendendole pilastri fondamentali della sua esistenza

  • Commenti

    Il film è una sorta di biografia drammatica di un personaggio misterioso dell’800, dalle sconosciute origini. Essendo oramai una pellicola datata ovviamente è facile riconoscere dei difetti di trasmissione video o delle tecniche di produzione ormai poco utilizzate dal cinema moderno. Nonostante questo è un film attualissimo che può far riflettere lo spettatore di qualsiasi età; all’epoca della sua realizzazione fu presentato al Festival di Cannes ricevendo premi e numerosi consensi della critica. Incentrato sulla continua messa in ridicolo dell’uomo, delle sue convinzioni e della sua cultura superficiale che non accetta la minima riflessione o dubbio, persino nel titolo si fa beffe della società moderna. Il mistero dietro questo strano essere venuto dal nulla è come se terrorizzasse l’uomo che non riuscendo a sciogliere la matassa finisce con l’autoconvincersi che Kaspar sia semplicemente uno scherzo della natura, che non avrebbe dovuto presentarsi. Il vero enigma, o per meglio dire i veri enigmi, sono invece quelli che vengono posti dallo stesso protagonista che insiste nel cercare di comprendere ogni cosa piuttosto che imparare a memoria i concetti che gli vengono imposti dalla società come assiomi. Il resto del mondo è come se non lo ascoltasse; come può un uomo senza origini, vissuto in una cella buia per anni, mettere in dubbio certezze riguardanti storia, religione, scienza e cultura? Perchè ragionare quando si può pigramente prendere per buono tutto? Solamente alla fine del film provano realmente ad ascoltare Kaspar nonostante quello che prova ad esprimere in parole non conduca a nessuna conclusione certa. La sua ultima storia credo che sia un riassunto di ciò che è realmente riuscito ad imparare sulla condizione umana: la carovana nel deserto è il percorso della vita che siamo costretti ad affrontare e nonostante molti uomini siano in procinto di salire sul monte, verso la morte, il vecchio, ovvero la figura di Dio, li rassicura, spiegando che il loro destino si compirà solamente una volta raggiunta la città del nord, dove tutto avrà un nuovo inizio. Questi concetti, tipicamente cristiani anche se reinterpretati, arrivano al cuore di Kaspar anche avendo sempre rinnegato la chiesa e messo in dubbio i suoi dogmi, come se fosse riuscito da solo a raggiungere la fede solo eliminando ogni costruzione artificiale e materialistica creata dall’uomo. A tal proposito credo che l’intero film possa essere visto in chiave religiosa: l’uomo (Kaspar) abbandonato e lasciato solo da Dio (padre), tenta disperatamente di trovare un senso nella vita e per se stesso, fino a quando quella stessa entità che l’ha voluto in vita decide di porre fine alla sua esistenza, un po’ per invidia e forse un po’ per disprezzo.

    La prima parte del film sembra molto piatta e lenta. In realtà è molto interessante perchè è come se il regista abbia volutamente scelto di prendersi tutto il tempo, senza dover strafare, proponendo allo spettatore una sorta di ricatto: “esigo di essere lento, se vuoi aspettare e restare a guardare va bene, altrimenti cambia canale, avrò comunque qualcuno capace di apprezzarmi”. E’ un po’ come accettare il proprio pubblico di nicchia, come accettare se stessi con i propri difetti e caratteristiche. Molto maturo, secondo me. Ovviamente la scelta è anche un po’ dettata dalle scene, dal fatto che Kaspar inizialmente si limita a soddisfare i propri bisogni primari senza cercare altro. Il ritmo cambia dal momento in cui viene incontrata la civiltà, ossia quella marmaglia di persone che tentano di forzarlo in tutti i modi possibili, dagli approcci spesso imbarazzanti. L’unico che riesce veramente a capirlo, è un bambino, che, invece di trattarlo come un fenomeno da baraccone, prova piano piano ad insegnargli parole e piccoli gesti. Sono tutti lì a guardare le mostruosità di Kaspar seppure ognuno dei personaggi ha dei tic, delle caratteristiche assurde, immerse in una stupidità di fondo, ma comunque accettate dalla comunità: il capitano fa riscrivere una lettera nella stessa maniera sbagliata, il contadino mostra le brocche vuote mentre Kaspar aveva necessità di bere, lo spadaccino si allena come uno scellerato a pochi centimetri da lui rischiando di fargli male, il padrone del circo (come molti altri) lo prende in giro incurante della sua penosa professione, il professore di logica annientato culturalmente, il tutore, dalla sua assoluta verità, viene puntualmente smentito e nelle scene finali invece di curare Kaspar perde tempo a leggere il bigliettino del killer ecc. Tra tutti i personaggi secondari però spicca l’addetto ai verbali, essendo l’esatto opposto del protagonista: è un uomo stupido capace solo di stilare ciò che vede o sente senza ma fermarsi a riflettere sul singolo elemento. Emblematica la sua scena finale con cocchiere e cappello. Nulla da dire per quanto riguarda costumi e musiche; non credo siano elementi sui quali soffermarsi per quanto riguarda un film del genere. I punti di forza del film sono sicuramente le frasi dette dal protagonista e le scene, spesso brevi, in stile Schindler’s list, utilizzate per offrire allo spettatore un nuovo punto di vista sul mondo. Tra le sequenze più belle voglio ricordare il momento in cui Kaspar è disteso sul prato e l’uomo se ne frega letteralmente dandogli le spalle, la scena delle lacrime quando viene preso il neonato in braccio, la scena della lettera, quella del giardino in cui il protagonista si fissa spesso a guardare in alto meravigliandosi. Alla lista voglio anche aggiungere tutte le scene non parlate, buttate là così durante il racconto per rendere tutto più poetico, come quando Kaspar guarda la sua figura incresparsi sul secchio d’acqua o le scene al piano. Per quanto riguarda invece la black list delle scene c’è sicuramente il pianto dovuto allo scottarsi con la fiamma, veramente poco realistico e slegato ed il finale, che per quanto serva a ridicolizzare ancora di più l’uomo, non è all’altezza del film. La trama è assolutamente di facile comprensione per chiunque ma alcuni aspetti mi restano poco chiari: (spoiler) Kaspar viene ucciso dalla persona che si occupava di lui inizialmente? perchè all’inizio era fissato con il cavallo? perchè portarlo su un monte per imparare a camminare? In più non ho capito se la soluzione del professore sul quesito di logica funzioni realmente e la scelta di riproporre nel finale la prigionia in cella, forse per indicare una certa ciclicità nella vita o la costante e continua sofferenza dell’uomo nel corso dei secoli.

    Frasi

    allora io ho pianto, per molto tempo, però io voglio, di nuovo, seminare il mio nome
    non ho capito se imparando più parole riuscirò a capire meglio le cose
    madre questo non posso, è troppo
    solamente il mio letto è l’unica cosa buona del mondo
    quello che meno vive in me è proprio la mia vita
    io domando a quella persona se per caso lui è una pulce
    il canto dei fedeli è un grido ripugnante e quando smettono allora è il pastore che si mette a gridare
    vi ringrazio per avermi ascoltato con attenzione
    perchè mi è tutto così difficile! perchè non posso suonare il pianoforte come io respiro

    Link utili

    Wikipedia, mymovies, imdb

    Valutazioni finali

    Un film per riflettere ed abituarsi ad avere sempre due, tre, mille punti di vista su qualsiasi argomento. Dialoghi molto interessanti e scene molto profonde. Il classico film d’autore, adatto solo a chi è capace di apprezzarlo. Razionale e sentimentale nello stesso tempo, con prudenza. Ragionato.

    Voto personale: 8 (votate anche voi)

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