Shutter Island

Informazioni

Sappiamo chi siamo, conosciamo la nostra storia, riconosciamo la realtà.. quasi tutti. Per lo meno tutti quelli che non vengono sfiorati dalla pazzia, capace di distorcere i punti di vista, reinterpretare il mondo, riformulare le regole del gioco e confondere i sani dagli ammalati. E’ un parassita che si nutre delle nostre paure, nato da chissà quale trauma e che forse non ci abbandonerà mai. Qualunque persona sana è un potenziale pazzo; qualunque pazzo resta comunque una persona sana.

Titolo originale: Shutter Island
Paese: USA
Anno: 2010
Durata: 137 minuti
Genere: Thriller
Regia: Martin Scorsese

Tema

Immaginiamo un piccolo recipiente pieno di palline, quasi tutte sono colorate di rosso tranne una sola, unica pallina verde. In qualunque modo vengano mescolate, riarrangiate, il nostro cervello è abituato a notare ciò che è diverso, insolito rispetto l’ordinario, strano e quindi andrà alla ricerca dell’unica pallina verde trascurando tutte le altre. Allo stesso modo quando vediamo un comportamento particolare, una persona che si distingue della massa per aspetto fisico, atteggiamento, carattere o abitudini tenderemo a prenderla di mira o quanto meno ad osservarla attentamente in ogni sua minima vibrazione, perchè.. “che cosa ci fa una pallina verde in quel cestino di palline rosse?”. Ora proviamo ad immaginare una stanza riempita di palline verdi, quasi completamente, resta solo un angolino in cui riversare il recipiente analizzato in precedenza. Come prima, andremo a notare ciò che è diverso, quindi contrariamente da prima, penseremo “cosa ci fanno quelle poche palline rosse in mare di palline verdi?”. Tutto è in relazione dell’ambiente, tutto è relativo, il nostro cervello è chiamato semplicemente ad interpretare ciò che vede e giudicare e non conoscendo il significato dei colori, è costretto a ritenere sbagliata la minoranza, a prescindere. Certo in un esempio più concreto, è molto più facile arrivare ad una conclusione più logica e quindi riconoscere l’errore: se in pieno Agosto, si dovesse presentare in spiaggia, affollata da bagnanti in costume, un ragazzo vestito con sciarpa e giubbotto di pelle, sarebbe facile indicare l’intruso. Ma in generale, non sapendo se la stanza doveva essere rossa o verde non possiamo capire quale colore sia giusto e sbagliato; paradossalmente se la stanza avesse un numero di palline verdi esattamente uguale ad un numero di palline rosse si raggiungerebbe un equilibrio che annullerebbe persino la tendenza del giudicare insita nel nostro cervello, i colori diventerebbero semplicemente punti di vista differenti, ugualmente accettabili. Questo ragionamento è basato sul fatto che, malata o sana, la singola persona assolutamente ferma nelle sue convinzioni, decisa che il proprio modo di pensare sia quello corretto. Come prima se il mondo fosse equamente diviso tra sani ed ammalati un osservatore esterno ammetterebbe entrambe le categorie, ma poichè i malati risultano essere in numero storicamente molto minore tenderanno ad essere esclusi, a non essere presi in considerazione o praticamente ghettizzati, perchè in fondo è questo che fa la società. E tanto più il numero di pazzi è basso tanto più il peso della loro follia sarà elevato.

Arrivati alla conclusione che la verità non può essere determinata dal numero di seguaci, come fare a distinguere un pazzo da una persona sana? Possiamo ad esempio fare una distinzione considerando le nostre conoscenze, la nostra logica: se il mondo fosse pieno di persone che affermano di venire da Plutone e pochissimi a considerarsi terrestri, la follia sarebbe riconosciuta nella massa. Questo è vero in parte: esistono esperimenti sociali che mostrano come le persone pur riconoscendo sbagliata l’opinione della massa tenderanno ad uniformarsi ad essa per non essere considerati diversi, persino nella scelta palese di quale sia il pezzetto di legno più lungo in un barattolo. In più, non è detto che le conoscenze, le logiche che noi stessi utilizziamo non possano essere attaccate dal germe della follia, perciò persino l’osservatore va valutato e quindi neanche questa soluzione può essere presa in esame. La verità è che in generale non possiamo distinguere sani e malati non conoscendo la realtà; c’è perfino un aforisma che dice che l’unica persona sana di mente è quella che non è prettamente convinta di esserlo. Ha proprio ragione Jeffrey Goines di “L’esercito delle 12 scimmie“, siamo tutti scimmie, non c’è giusto, non c’è sbagliato, conta solo l’opinione della gente; o ti adegui al sistema o sarai pesato, misurato e trovato mancante. Il fatto è che rispetto ad un raffreddore, un tumore, persino all’AIDS, la follia fa davvero paura alla gente, neanche fosse contagiosa. La società tende quindi a emarginare i malati non tanto per essere curati quanto per non infettare i sani ed è proprio questa mancanza di legami tra i due mondi a rendere la follia un male incurabile.

Martin Scorzese si offre la possibilità di riflettere su quanto succede nel mondo per quanto riguarda gestione dei malati mentali e soprattutto delle oscene metodologie di cura che venivano utilizzate fino a pochi anni fa. Si tratta di un thriller psicologico, in cui ogni elemento viene messo e rimesso in discussione più volte fino ad arrivare al quadro esaustivo della situazione che solo il colpo di scena finale riesce a completare. Detto questo, in conclusione, avendo visto il film e conoscendo le dinamiche in certe situazioni, mi preme ricordarvi che esistono diversi gradi di follia, che la miglior cura per i malati è offrire un semplice gesto fraterno di aiuto ma soprattutto che chiunque può diventare vittima della pazzia perchè nel corso della vita potremmo inciampare in traumi che non possono essere superati.

Personaggi

  • Edward Daniels: protagonista della vicenda, investigatore privato paranoico, instabile, tendente alla violenza, spesso in preda ad allucinazioni ed incubi notturni, fatica molto a fidarsi delle persone che ha intorno e a distinguere realtà e fantasia

  • Chuck Aule: partner e braccio destro di Edward Daniels, offre un contributo marginale nello scoprire cosa si cela dietro il manicomio di Shutter Island e la sparizione di Rachel Solando, pur seguendo e assecondando il proprio capo

  • John Cawley: direttore del Ashecliff Hospital, specializzato nella detenzione e cura dei criminali malati di mente, continuamente ambiguo e misterioso soprattutto nello spiegare metodi adottati sull’isola

  • Dolores Chanal: moglie di Edward Daniels (Andrew Laeddis) deceduta un paio di anni prima del caso Rachel Solando, tormenta il protagonista con visioni e apparizioni oniriche

  • Commenti

    La vicenda narra di due investigatori chiamati a scoprire cosa succede realmente nel manicomio criminale di Ashecliffe, a seguito della sparizione di Rachel Solando, nel 1954. Considerando tema e ambientazione, il film può essere ritenuto un thriller noir psicologico con colpo di scena finale, in stile Memento o Il sesto senso, molto particolari nel loro genere. Come detto, la trama si articola su un’isola, raggiungibile solamente tramite traghetto, le poche volte in cui il tempo lo permette; metaforicamente quindi la stessa isola è emblema della mente di un folle, in balia di se stessa, complicata da raggiungere, difficile da comprendere e praticamente impossibile da salvare. Il regista forza molto sull’idea di isola come ambiente angusto, cupo, misterioso, quasi inquietante forse per mettere in risalto l’atmosfera tensiva e trasmettere ansia allo spettatore; tuttavia credo che, alla lunga, questa scelta tenda a spostare troppo l’attenzione sull’ambiente, sulla scena, piuttosto che entrare con maggiore potenza nelle problematiche psicologiche e le dinamiche tra i vari personaggi, peraltro molto più interessanti. Il focus è l’isola ed i suoi angoli oscuri mentre dovrebbe essere la mente umana, la sue paure ed i suoi traumi.

    Continuando con le critiche, che comunque restano un aspetto marginale per un film assolutamente da vedere come Shutter Island, ho trovato un po’ approssimata la spiegazione dei legami tra i vari personaggi, soprattutto tra i malati ed il protagonista: non sono riuscito a capire bene le accuse di George Noyce, lo stare al gioco degli altri malati, il comportamento di alcune guardie. shutter-islandSenza fare spoiler, considerando la messa in scena creata dal direttore del manicomio, il film è basato molto sulla questione “chi sono i veri pazzi”, ma alcuni elementi restano comunque poco comprensibili. Ad esempio, anche avendo spiegato a tutti i malati cosa stavano architettando per Edward Daniels, difficilmente credo che si riesca ad imporre a malati di mente di stare al gioco; oppure, chi era la vera Rachel Solando incontrata nella grotta? e la falsa Rachel era semplicemente un’infermiera capace di interpretare il suo ruolo? Ovviamente si tratta di un puzzle molto complesso ma alcuni pezzetti risultano mancare, o non sono riuscito io a completare la comprensione e magari visioni successive possono aiutare. A tal proposito credo che questa pellicola sia un po’ come “The Departed”: conoscere trama e colpo di scena finale riduce sicuramente l’intensità e l’emozione dello spettatore ad ogni visione successiva del film.

    La regia risulta essere efficace, shutter-islandnon eccezionale ma considerando che è un film molto incentrato su dinamiche psicologiche è un difetto minimo che non intacca il voto finale. Sotto l’aspetto sonoro credo che in alcuni casi, la ripetizione dello stesso sottofondo ansioso, sia eccessiva e controproducente, soprattutto nella prima parte del film in cui non c’è ragione che ci sia. Ottime le interpretazioni degli attori, soprattutto DiCaprio e Kingsley che costituiscono un buon valore aggiunto, marginale invece quella di Ruffalo, a mio avviso.

    Passiamo finalmente alle note liete. Ovviamente prima tra tutti la trama: la vicenda tratta dal libro di Dennis Lehane è capace di catturare lo spettatore dal primo all’ultimo minuto di visione, di appassionarci alle storie dei personaggi coinvolti e soprattutto di offrire riflessioni e punti di vista particolari per un tema così delicato. Nel cinema spesso si assiste a proiezioni piene di alti e bassi, scene capolavoro e scene completamente inutili, shutter-islandin Shutter Island non è assolutamente così: ogni singola scena ha il suo perchè e pur non avendo spezzoni memorabili il film si attesta su livelli altissimi fin dall’inizio. Ottimi anche scenografia e costumi. Molto molto interessante anche il fatto che il protagonista usa spesso le stesse frasi che fanno riferimento al trauma familiare, vissuto con la morte di sua moglie. Una delle scene più conosciute è l’indice sulla bocca di una signora ricoverata nel manicomio ad indicare silenzio nei confronti dell’investigatore ma veramente da premio oscar la scena finale del film in cui DiCaprio timidamente abbassa lo sguardo nel pronunciare quelle parole che lo avrebbero condotto alla morte cerebrale. Una delle scene più belle di sempre, per non parlare delle parole pronunciate e della morale che segna profondamente lo spettatore.

    Frasi

    credete che la follia sia contagiosa?
    la sanità mentale non è una scelta, non si può scegliere di guarire
    i pazzi sono dei soggetti perfetti, parlano e nessuno li ascolta
    le ferite possono creare mostri
    cosa sarebbe peggio: vivere da mostro o morire da uomo perbene?

    Link utili

    Wikipedia, mymovies, filmup, imdb, ondacinema

    Valutazioni finali

    Trama eccellente, buone interpretazioni. Riflessioni e colpo di scena sono le armi giuste per appassionare lo spettatore durante la visione del film. Gli incassi e le critiche confermano l’altissimo livello del film. Assolutamente da vedere.

    Voto personale: 9 (votate anche voi)

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