Il giovane favoloso

Informazioni

L’animo umano è qualcosa di indecifrabile. Pesante come un elefante ma spesso leggiadro più di una farfalla, ad alcuni permette di volare, ad altri di essere perennemente accostati al suolo, altri ancora invece provano a spiccare il volo ma finiscono per schiantarsi a terra. Più dei guai fisici, più delle imposizioni del mondo, le enormi aspettative e le piaghe dell’anima provenienti dal passato finiscono per essere un peso, un fardello che l’uomo porta con se per tutta la vita, il più grande dei doni ma anche il più gravoso dei carichi. E quello che può sembrare un idillio agli occhi esterni può rivelarsi un inferno per chi convive con la propria anima.

Titolo originale: Un giovane favoloso
Paese: Italia
Anno: 2014
Durata: 137 minuti
Genere: Biografico
Regia: Mario Martone

Tema

Quando si parla di qualcuno, bisognerebbe stare attenti a quel che si dice, riflessivi, senza il minimo giudizio, perchè trattare la vita ed il pensiero altrui è un atto delicato e merita la totale applicazione. Spesso capita che se diverse persone raccontano un certo episodio venga deformato aggiungendo una loro opinione, dando un taglio diverso, esagerandone alcuni aspetti, anche senza volerlo; basti pensare come una stessa notizia abbia connotazioni diverse a seconda di quale giornale si stia leggendo. Figuriamoci se si tratta di parlare della vita e soprattutto dei pensieri del singolo individuo: la famiglia avrà una certa opinione, il più delle volte cementificata negli anni della prima giovinezza, gli amici un’altra opinione, forse più vera, più vissuta, gli estranei un’altra ancora, magari marginale, ma spesso la più azzeccata, ecc. Perfino l’individuo stesso avrà una concezione di se che non è conforme al vero e farà fatica a guardare in faccia la propria realtà. Per questo motivo ogni volta che guardiamo un telegiornale, leggiamo un libro di storia, ascoltiamo la biografia su qualcuno bisogna sempre considerare che magari contenga qualcosina di non proprio vero, qualche distorsione dei fatti accaduti o semplicemente alcuni elementi riportati male. Mai essere ciechi e accettare per vero qualsiasi cosa venga propinato da altri senza averne una propria opinione, senza esibire il minimo dubbio. Oggi trattiamo il caso di Giacomo Leopardi, noto nel mondo per il suo pessimismo e malattia; possono 2 parole racchiudere il pensiero di una persona, riassumere la persona stessa? E per di più, se fossero dettate dalla società, organismo preda alla superficialità, incapace di formulare una singola idea non banale. Meno male che almeno possiamo assaggiare le briciole di quello che resta di questi autori dai loro manoscritti, dalle loro opere, elementi reali, immutabili.

Questo è quello che sa la maggior parte delle persone, la storiella priva di qualsiasi relazione causa-effetto che ci obbligano a studiare a scuola. Giacomo Leopardi nasce nel 1798 a Recanati, nelle Marche, crebbe in un ambiente famigliare rigido e austero, fu presto avviato agli studi, il-giovane-favolosogli stessi che lo condurranno alla malattia. Prigioniero di Recanati, decide di scappare prima a Roma, poi di vivere per dei brevi periodi tra Pisa e Firenze, fino a trasferirsi a Napoli, dove morì nel 1837. Durante la sua dolorosa esistenza si concesse la scrittura di diverse opere tra cui gli Idilli, le Operette morali, intrise di Pessimismo storico e cosmico, lo Zibaldone e numerose poesie. Bello no, riassumere in poche righe anni interi di vita, peraltro vissuti da un individuo complesso e affascinante come Leopardi. I motivi, gli stati d’animo, le conseguenze, i rapporti mantenuti, tutto viene tralasciato o comunque messo in secondo piano, come se il superfluo prendesse lo spazio dell’esigente. Persino la sua filosofia viene approssimata in pochi spiccioli, eppur veri, dell’esigenza ossessiva di semplificare, quindi alcuni tratti del suo carattere vengono portati all’eccesso ed altri completamente dimenticati. Fermarsi alla concezione del dolore, senza considerare la gioia di vivere espresse in alcune sue opere, il rifiuto a tutti i piagnistei dell’uomo e le colpe della politica che non si adoperava per mettere a frutto l’ardore giovanile, la necessità di evadere da qualsiasi prigione fisica o mentale, la continua lotta alle avversità per arrivare al cambiamento, la natura e il suo perenne amore-odio con l’uomo, significa essere superficiali. Leopardi era un sognatore rivolto all’infinito, che vedeva nella fanciullezza la spirito per affrontare la vita e che credeva nell’umanità, nelle sue passioni, riflessioni e desideri. Forse più che pessimista come credono tutti, era da considerarsi un realista perchè metteva in discussione ogni cosa, annegava nelle sue idee per ogni minima semplicità notata, si perdeva per poi riemergere rinato. Ma persino queste parole, per quanto mettano in discussione quanto notoriamente conosciuto, sono niente in confronto a centinaia di opere, manoscritti e riflessioni su un foglio di carta, che a sua volta sono niente in confronto ai pensieri reali di una persona.

Questa mia critica ovviamente è rivolta soprattutto alle scuole e al modo di insegnare affrontando argomenti complessi come il pensiero leopardiano. Pretendere, forzare, e riassumere distruggono la voglia di un ragazzo di imparare o di conoscere. Il film non è esattamente quello che mi aspettavo come approfondimento del poeta ma è comunque molto meglio di qualsiasi analisi di testo studiata a memoria o parole difficili che riassumono una filosofia di cui gli studenti non capiscono neanche il significato. Al giorno d’oggi si pensa che la cultura sia sui libri, la cultura è protagonista dal cinema ad internet, dall’ascoltare le parole di una persona più grande ai discorsi insensati di un bambino, la culturà è essere curiosi di tutto, appassionarsi al mondo, aperti alle idee ma non seguirle come un dogma, viaggiare aspettandosi nuovi stili di vita, conoscere se stessi. La cultura, intesa anche come esperienza e maturità, è ovunque e il nostro “studio matto e disperatissimo”, purtroppo o per fortuna, ci accompagnerà per tutta la vita.

Personaggi

  • Giacomo Leopardi: protagonista della vicenda e figura di spicco della storia d’Italia. Intenso e fragile, intrepido e rassegnato, è un continuo contrasto, è una evoluzione del concetto di intellettuale. Capace di essere perfino sarcastico e cosciente di se stesso, riesce a combattere il suo tempo ma non la sua infinita fragilità nel fisico.

  • Antonio Ranieri: amico del poeta. Se Leopardi rappresenta la mente, Ranieri è assolutamente il corpo. Aiuta l’amico nei suoi anni più difficili pur tradendo la sua fiducia avendo dei rapporti con Fanny Targioni Tozzetti, di cui il marchigiano era innamorato.

  • Monaldo Leopardi: padre di Giacomo e di altri due figli, legato al mondo della cultura e desideroso di vedere affermati i propri affetti in ambito letterario. Pur avendo un buon rapporto col figlio maggiore, tenta sempre di reprimere i tratti più liberali della sua anima, non accettando il desiderio di ribellione e libertà.

  • Commenti

    Ho appena terminato la visione del film e una parola mi continua a viaggiare per la mente.. delusione. Il giovane favoloso, sembra tutto, tranne che favoloso. Si perchè oltre a non essere all’altezza assolutamente di quanto mi aspettavo, forse avevo aspettative troppo alte perchè vivendo nelle Marche sono legato all’artista, non si avvicina neanche lontanamente a quanto venduto dal trailer e dal titolo. Di certo la vita di Leopardi non è fatta di mille peripezie, ma mi aspettavo veramente qualcosa di più, sia come stile nel racconto sia come vicende trattate. Un piattume esagerato che solo una personalità immensa come il poeta recanatese ha potuto risollevare. Il titolo non è lontanamente paragonabile alla figura dell’artista durante la vicenda, come raccontare la storia di Superman tralasciando che avesse i poteri, anzi ho visto quasi un’esaltazione dei difetti del protagonista. La sua personalità sembra quasi essere il-giovane-favolosostretta nel suo corpo all’inizio del film ma lentamente si spegne sempre di più, arrivando alle scene finali in cui sembra completamente privo di autenticità. La pellicola sta in piedi perchè si basa sul sostegno di alcune frasi potentissime dell’artista che valgono l’intera visione ma in realtà ha un grande problema, che non può essere considerato un film: parti completamente slegate, pochissime spiegazioni, quasi nessun nesso causa-effetto per ciò che accade durante la trama, difficile comprensione delle tempistiche e della situazione storica, personaggi poco sviluppati ecc. E’ quasi una sorta di documentario in cui il narratore è lo stesso protagonista, che infatti compare in ogni singola scena del film, quasi eccessivamente. Nonostante le mie critiche pesanti, il film ha ottenuto numero riconoscimenti italiani, il David di Donatello al Miglior attore protagonista, scenografia, costumi, trucco e acconciature, Nastro d’argento, Miglior film al Globo d’oro e Ciak d’oro e numerosissime altre nomination. Anche a livello di incassi ha ottenuto un discreto successo. Sono d’accordo soprattutto sul premio ai costumi, meno per quanto riguarda attore e scenografia. Mi è piaciuto molto il linguaggio, specialmente nella prima parte, ma, parlando dei difetti, ho trovato l’apporto della regia completamente assente, e azzardate le musiche, quasi fastidiose in alcuni tratti; ma forse dipendeva da un audio non perfetto del mio file.

    L’interpretazione di Elio Germano nel ruolo di protagonista, seppur non eccelsa, è stata più che buona. Non era assolutamente una parte semplice da eseguire ma è stato comunque all’altezza. Mi è piaciuto molto soprattutto nelle scene iniziali mentre in quelle finali, in cui simulavano la malattia e una vecchiaia precoce, l’ho trovato molto meno credibile. Da notare anche come l’effetto tempo-che-passa non sia stato adeguatamente eseguito, anzi l’unico che non sembra invecchiare, se non fosse per la gobba sempre più accentuata, è proprio Leopardi. il-giovane-favolosoNon mi è piaciuto che gli altri personaggi sono stati solo accennati e per niente approfonditi: di Silvia non sappiamo nulla, i tratti caratteriali dei fratelli del tutto assenti, i legami con Ranieri mancano anche loro. Ho invece apprezzato molto la capacità di raccontare il poeta tramite la corrispondenza che aveva con Pietro Giordani, scrittore e suo maestro. Non mi è piaciuto per niente la recitazione de L’Infinito, scena arrivata così dal nulla: l’attore è stato in grado di raccontare la poesia più con gli occhi che con le parole.

    Per quanto riguarda le scene, in generale ho riscontrato toni troppo cupi nell’ultima fase del film in netta contrapposizione con l’inizio. Nella parte iniziale, non so se voluta o meno, è stata bello l’utilizzo della telecamera quasi da principiante, con microspostamenti accidentali, come per raccontare la fragilità fisica e mentale del protagonista. Non ho ben capito perchè all’inizio sembra quasi una sorta di pazzo in casa, molto simile alla condizione di Kaspar Hauser. Sempre parlando della prima parte, che resta comunque la più interessante del film, mi sono rifiutato di accettare il modo in cui hanno affrontato l’argomento Silvia, banalizzandola completamente. Viene vista dalla finestra, c’è un breve incontro degno del più scontato dei film, poi.. muore. E il protagonista non ha neanche un minimo di reazione all’evento, addirittura arriva al funerale che sembra vederla in vita e ne resta sconcertato. Forse si tratta di una presa di coscienza tardiva ma sicuramente è una scena che ho ritenuto assolutamente insoddisfacente, quasi da rimuovere dal film. Ridicola e imbarazzante le sequenze riguardanti Leopardi ubriaco e l’approccio al mondo delle prostitute, del tutto prive di significato, che non arricchiscono lo spettatore di nulla. Anche il finale piuttosto piatto, con una poesia, senza arte ne parte che funge da chiusura finale, senza un perchè. Il tema della religione è stato trattato troppo marginalmente come pure il rapporto con la natura e la società dell’epoca. Da metà film in poi, è assolutamente da ripensare/rivedere.

    Frasi

    mi prende la smania violentissima di comporre, mi si ingantisce l’animo
    io ho smoderato e insolente desiderio di gloria
    recanati m’è tanto cara da somministrarmi idee per un trattato sull’odio per la patria
    il vero è nel dubbio, chi dubita sa e sa più che si possa
    il mio cervello non concepisce masse felici composte di individui infelici
    me di me privo
    io odio quella vile prudenza che ci agghiaccia, ci lega
    sicchè non vivono fino alla morte sennon quei morti che restano fanciulli tutta la vita
    per fortuna a volte gli uomini sanno dimenticare se stessi
    un bacio solo in tutto il viver mio, grazie che riecheggia non si nega a chi muor
    il mio organismo è talmente debole da non poter sviluppare una malattia forte da poterlo ammazzare

    Link utili

    Wikipedia, mymovies, filmup, imdb

    Valutazioni finali

    Un film che racconta uno dei personaggi più affascinanti della storia italiana e che quindi merita di essere visto, nonostante le sue numerose mancanze. Problemi sia nello stile di racconto, nella trattazione di alcuni temi e nella realizzazione di scene basilari ai fini della pellicola. Buoni dialoghi e costumi. Poesie e frasi celebri rendono l’opera molto più appetibile ma l’essenza del film è resa benissimo dal trailer che quasi potrebbe essere sufficiente per uno spettatore medio. Mi aspettavo molto di più.

    Voto personale: 5 (votate anche voi)

    0 votes

    Lascia un commento


    *

    You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>