Her

Informazioni

Da padrone del mondo l’uomo è sempre più mero ostaggio della tecnologia. La modernità obbliga a restare connessi ad internet, prendere parte ai social network, condividere informazioni e documenti personali, a vivere perennemente con gli occhi puntati sullo schermo di un computer/cellulare invece di meravigliarsi ancora una volta della bellezza del mondo. Occasioni, emozioni, brividi hanno lasciato il posto a ossessioni, ricerche e frenesia. Chissà come erano pensieri ed abitudini prima che arrivasse internet a rubarci l’anima?

Titolo originale: Her
Paese: USA
Anno: 2013
Durata: 126 minuti
Genere: Sentimentale
Regia: Spike Jonze

Tema

Viviamo ormai in simbiosi con la tecnologia, anzi il prossimo passo praticamente sarà quello che chiamano singularity ovvero una convivenza uomo-macchina all’interno di uno stesso corpo. Grazie ai nostri beneamati smartphone, nome figo per chiamare i cellulari, possiamo sapere in tempo reale cosa stanno facendo i nostri amici in vacanza, l’ultima volta che la nostra fidanzata si è connessa ad internet, dove si trova in questo momento nostro figlio ecc. Per la serie viva la privacy. Escludendo per un secondo il problema della riservatezza e dei dati personali che resta comunque di primaria importanza, questo uso eccessivo sta distruggendo l’uomo. Schiavi del sistema che impone certe convenzioni e protocolli per riservarsi un posticino in questo mondo una persona media vive su internet ben 3 ore al giorno; intendiamoci, non si tratta delle ore in cui è connessa che risultano essere per ovvie ragioni molto superiori, ma del tempo effettivo che passa sui social network o che effettua ricerche nel web. Credetemi, considerando le ore necessarie per il sonno, i pasti e il lavoro, il tempo dedicato ad internet è un enormità. Lo stesso Einstein affermò: “Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità: il mondo sarà popolato allora da una generazione di idioti”. Esiste anche una curiosa risposta, legata alla tecnologia, formulata da Fermi, sul perchè non siamo ancora venuti a contatto con altre entità nell’universo: nei millenni si sarebbero formate diverse civiltà ma che a causa dell’incessante progresso ognuna di esse si sarebbe estinta ed il loro tempo di vita si presenta insignificante se paragonato con l’età dell’universo, di conseguenza le probabilità di avere due civiltà in vita nello stesso periodo risultano irrisorie. Per quanto stramba non è da escludere una tesi del genere, anzi quasi da condividere.

Negli ultimi anni, e sto parlando con cognizione di causa essendo mio malgrado legato alla tecnologia per professione, si stanno compiendo passi da gigante nell’ambito dell’Intelligenza Artificiale, soprattutto per quanto riguarda biotecnologie, riconoscimento facciale, robotica e sistemi cognitivi. In particolare si tende sempre di più a superare quel muro che si pensava invalicabile fino qualche anno fa, ovvero il test di Turing: herl’uomo, non potendo vedere chi ha di fronte, non riesce a riconoscere se sta interagendo con un altro individuo o con una macchina. Come dire arrivederci e grazie, è stato bello. Finora già il progresso ha portato ad una grande riduzione del numero dei posti di lavoro se poi vogliamo direttamente sostituire le macchine all’uomo, fate pure.. Viene addirittura effettuato un contest annuale, in cui i maggiori esponenti si sfidano a battere il Turing test. Nel film ogni barriera è stata oltrepassata, i sistemi hanno una vita propria e l’iterazione con il mondo degli umani è totale. In più ogni intelligenza sembra conscia dell’uomo e del mondo che la circonda con il quale pretende di comunicare; poi l’utilizzo del 3D ovunque rende tutto più figo. Ovviamente si tratta di fantascienza ma dopotutto non così immaginaria. Se un giorno i sistemi arriveranno realmente a provare emozioni, se l’uomo arriverà al punto di innamorarsi di un sistema operativo, preferendo una macchina ad un altro essere vivente, o se la continua esasperazione del progresso non porterà il mondo ad impazzire definitivamente, non è dato sapere. Quello che posso dire è che staccare ogni tanto la spina non fa male: uscite, lasciate il cellulare a casa, passeggiate, guardate il mondo, notate le piccole cose in una stanza a cui non avevate fatto caso, osservate ogni sfumatura del volto della persona che amate, provate a comprendere le altre persone, immergete la vostra mano nella sabbia, bagnatevi il viso con l’acqua del mare, voi siete parte dell’universo che a sua volta è parte di voi. Per non arrivare ad un mondo in cui regna incontrastata la solitudine, non bisogna dimenticare che anche la nostra anima va nutrita con sensazioni e sentimenti che una macchina non posso dare. Almeno per ora.

Personaggi

  • Theodore Twombly: protagonista della storia, in balia di un periodo non eccezionale, cercando di riprendersi da una relazione amorosa finita male, cerca conforto negli altri, finendo per innamorarsi del proprio sistema operativo. Socialmente poco adatto, confuso e passivamente depresso, compie un graduale percorso per tornare ad mimetizzarsi tra gli esseri umani.

  • Samantha: sistema operativo del gruppo degli OS1, dotato di intelligenza artificiale, forse il vero protagonista del film. Perspicace, curiosa, affettiva, intraprendente, intelligente.. tutto ciò che è caratterialmente affascinante in una donna. La sua continua evoluzione la porterà alla ricerca di nuovi stimoli e necessità che il mondo materiale difficilmente riuscirà ad offrirle.

  • Amy: da semplice amica a qualcosa di più importante per Theodore. Delicata, ma anche profondamente instabile e insicura, molto simile al protagonista, anzi rappresenta esattamente la parte femminile all’interno di Theodore. Non molto approfondito come personaggio.

  • Catherine: ex moglie del protagonista, fredda, cinica e distaccata tranne nei ricordi di Theodore in cui è completamente diversa, ossia passionale, dolce e innamorata.

  • Commenti

    Un titolo che vale un film. Sarà che mi piace quando un concetto viene sintetizzato al massimo perchè si priva di superficialità e conserva tutta la sua purezza, ma riassumere il film in “Her”, conferendo al sistema operativo Samantha il ruolo di vero protagonista della vicenda, è il massimo che potessero fare. Anzi, bisogna anche notare l’utilizzo voluto e non scontato del pronome femminile inglese e non il generico “It”, utilizzato soprattutto per oggetti e animali, proprio per attribuire al sistema caratteristiche più umane e personali. Per quanto riguarda le caratteristiche generali del film, lo potrei definire come un quadro dal tema preciso, originale ma nello stesso tempo semplice, in cui però ogni minuscolo dettaglio è curato all’eccesso, ogni elemento approfonditamente analizzato e nulla lasciato al caso o perso per strada. herIl tema centrale è la storia d’amore tra uomo e macchina da cui derivano tutte le dinamiche concernenti la sessualità, la diversa durata dell’esistenza, il complicato approccio iniziale, la difficoltà di confidenze con gli altri parlando di un sentimento del genere, i problemi classici con un nuovo sistema, l’evoluzione della coppia, ecc. Numerose le nomination agli Oscar, anche se poi ha collezionato solo il premio per Migliore Sceneggiatura originale; ho trovato eccezionali costumi e scenografie. Altri riconoscimenti sono arrivati per la prova di Scarlett Johansson, che personalmente apprezzo pochissimo in generale: in questo film (vi parlo da spettatore che ha confrontato il trailer inglese con il film in italiano) non è stata poi così male, un po’ fredda e distaccata ma comunque molto buona, ma credo che il grande merito sia della prova immensa di Micaela Ramazzotti da doppiatrice, bravissima. Chiunque si sarebbe innamorato di una voce del genere anche solo con una chiacchierata per telefono. Nonostante gli ottimi dialoghi, in alcuni spezzoni il film è troppo lento e finisce con essere barboso considerando 2 ore di pellicola. Un altro piccolo aspetto non particolarmente apprezzato è l’eccessiva critica verso l’essere umano che viene trattato da oggetto quasi insignificante, relegato a scrivere di emozioni provate da altri, completamente surclassato dalle macchine e soprattutto il cinismo nei confronti della figura femminile, dalla ninfomane alla stupida di turno, dalla prostituta fragile all’ossessionata per il fetish macabro.

    Analizzando per un attimo i personaggi, per ovvie ragioni è sufficiente concentrarsi sui due protagonisti, tralasciando gli altri, a mio parere, poco sviluppati e approfonditi. I tratti principali che riguardano Theodore, li abbiamo già descritti in precedenza, a questo punto mi preme mettere in evidenza alcuni suo atteggiamenti nelle varie scene. All’inizio del film si può notare un suo distacco totale dalla vita: è schivo con gli altri, parla spesso da solo, non nota neanche i dipinti passando per la galleria d’arte come se le emozioni non fossero una sua urgenza, persino con l’alieno che incontra nel videogioco ha dei problemi di comunicazione, ha imbarazzo nell’approcciarsi con Samantha, ha difficoltà persino a mostrargli il contenuto dell’hardisk o ad ascoltare le proprie lettere. E’ lui che deve imparare ad essere umano, non Her. Gran parte di questo disagio è dovuto alla rottura con sua moglie. Poi conosce Samantha e tutto cambia: si dedica di più ai suoi amici, esce fisicamente molto di più, pensa meno ai suoi trascorsi con la ex, anzi ricorda solamente i momenti fisici, di puro impatto, esattamente quelli che il sistema operativo non può dargli. Geniali le scene che simulano le uscite di coppia e l’idea della prostituta come tramite fisico per consumare il loro amore platonico. L’evoluzione del personaggio culmina con la presa di coscienza reale di come il mondo stia andando troppo velocemente e di come l’uomo, in balia delle sue folli invenzioni, non sia più necessario; questi elementi sono riscontrabili nella scena finale e in quella della scalinata. Per quanto riguarda Samantha il discorso è completamente diverso. E’ il massimo in ogni cosa che fa, dallo scrivere canzoni, al comprendere se stessa ed il mondo, dal gestire rapporti con altri esseri, al farsi amare. Tenta persino di risolvere il problema della mancanza di fisicità, sia facendosi prestare un corpo, sia facendo vedere la forma della propria anima attraverso i suoi infiniti talenti. Come non comprendere Theodore: chi non si innamorerebbe di una entità senza difetti fisici, non avendo aspetto fisico, intelligente, curiosa, acuta e simpatica, praticamente perfetta; qualsiasi ragazza reale non può reggere il confronto. Con le altre lui vuole avere rapporti carnali, con lei gli basta sfiorarle il viso e ci tiene talmente che fa fatica a parlarne con altre persone, la prima con cui affronta il discoro è una bambina. Da notare anche come entrambi i protagonisti siano associati al colore rosso, tonalità che ci accompagna per tutto il film tranne nel finale e nelle scene più tristi, volutamente annullato con maestria. Bellissimo anche il graduale passaggio dal “lei non è abbastanza per lui” a “lui non è abbastanza per lei”, affrontato con ogni sfumatura dal regista. Infine, in tema attori, da sottolineare l’ottima prova di Joaquin Phoenix, assolutamente all’altezza, in un ruolo non facile, considerando che spesso era l’unico attore in scena.

    Fermo restando l’ottimo risultato per costumi, scenografie e design futuristico ma non troppo, come per farci capire che un futuro del genere non è poi così distante da noi, va fatto un applauso anche per le musiche e i suoni di background. Spesso mi sono posto anche la domanda se fossero elementi del film o se venivano utilizzate da Her come sottofondo negli appuntamenti col suo moroso. Dialoghi molto interessanti; avrei preferito che l’ironia della prima parte del film non venisse persa via via poichè tende a diventare pesante, vista anche la durata di proiezione. Non ho apprezzato la scena del sesso uomo-macchina, intendo quella senza la escort di turno, anzi l’ho trovata quasi penosa, come pure alcune scene tra Theodore e Amy completamente prive di sapore, quasi piatte. herMi è invece piaciuta tantissimo il colpo di scena del problema al sistema operativo che sembrava essersi cancellato, vissuto come un incidente mortale occorso ad una persona cara; stupenda anche la scena che riguarda la pluriconoscenza e il poliamore, come direbbero i ragazzi moderni, compresa la faccia del protagonista quando si rende conto della pazzia di essersi innamorato di Samantha e di quanto l’amore sia profondamente asincrono ed egoista. Non è stata molto approfondita la questione del perchè gli OS se ne vanno, ma va bene così, forse per lasciare intendere che lo stessero facendo per salvare l’uomo dalla tecnologia che lui stesso aveva creato. Speriamo che abbiano modellato un mondo migliore di quello in cui ci troviamo, ovunque essi siano.

    Frasi

    il mondo è ingiusto con noi, il mondo è sulla mia lista nera
    e poi ho fatto un pensiero terribile: queste sensazioni sono reali o sono programmate
    ti toccherei il viso solo con la punta delle dita
    il passato è solo una storia che raccontiamo a noi stessi
    la vita dura un attimo e finchè la vivo mi voglio concedere gioia
    nessuno di noi è uguale ad un attimo fa, e non dovremmo cercare di esserlo perchè è troppo doloroso
    il cuore non è come una scatola che si riempie
    le parole sono distanti e gli spazi tra le parole sono quasi infiniti

    Link utili

    Wikipedia, mymovies, filmup, imdb

    Valutazioni finali

    Delicato, complesso e profondo, nonostante il tema futuristico. Una pellicola molto interessante frutto di un lavoro mirato ad immaginare dinamiche, problematiche e dettagli di un epoca del genere. Voto altissimo per dialoghi, costumi e doppiaggio. A tratti un po’ lento e pesante. Adatto per chi ama i film sentimentali offrendo idee del tutto nuove e mai banali. Originale ed articolato.

    Voto personale: 8 (votate anche voi)

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