Birdman

Informazioni

Migliaia di persone arrivate all’apice del successo eppure così infelici.. serenità interiore, benessere mentale e grossi sacchi di sorrisi possono essere solo il risultato della necessaria tendenza quotidiana di vedere il bello in ogni cosa. Bisogna allenarsi interiormente per abituarsi a scegliere il positivo, il giusto, il buono. Si può raggiungere qualsiasi traguardo ma se non ci si abitua ad accettarsi, a volersi bene, si troverà sempre un futile motivo per volersi del male.

Titolo originale: Birdman
Paese: USA
Anno: 2014
Durata: 119 minuti
Genere: Drammatico
Regia: Alejandro González Iñárritu

Tema

Dicono che la felicità sia l’unico vero obiettivo a cui l’uomo debba ambire. Addirittura nella Costituzione Americana viene imposto ai cittadini di intraprendere un percorso di ricerca per raggiungere e mantenere uno stato di felicità nell’arco di tutta la loro esistenza. Essendo impartito da una legge, possiamo immaginare quanto questo bisogno sia essenziale (il benessere individuale stimola la crescita dello stato come collettività) e per nulla banale. Sono sicuro che chiunque, dal peggiore serial killer al bambino povero cresciuto in Africa a pane ed acqua, potrebbe affermare di essere stato felice almeno per un momento, di avere almeno un ricordo in cui occhi e cuore erano colmi di felicità. Allo stesso modo, sono altrettanto sicuro che quella stessa persona affermerebbe di aver vissuto una vita profondamente infelice, una sensazione di costante tristezza e solitudine interrotta da pochi, piccoli, spesso inutili momenti di gioia. Questo succede perchè da un lato siamo in grado di riconoscere quando la nostra anima raggiunge la più alta forma di emozione, dall’altro siamo talmente abituati a non accettare noi stessi, a non essere mai contenti, da vivere la maggior parte del tempo che abbiamo a nostra disposizione negativamente. Potrei essere il più bello, intelligente, simpatico, popolare ragazzo del mondo, ma se prendo la vita per il verso sbagliato sarei comunque infelice, sempre alla ricerca del minimo difetto in me stesso. Purtroppo viviamo anche un perenne stato di competizione col mondo: se gli altri ci mostrano sorrisi, traguardi raggiunti, momenti di emozione, invece di ricevere gioia empaticamente per le conquiste altrui, ci facciamo fregare dall’invidia e bestemmiamo il cielo per non poter vivere delle stesse agiatezze. L’erba del vicino sempre più verde finirà per ucciderci: beato tu che non lavori, beato tu che prendi uno stipendio, beato tu che hai una ragazza figa, beato tu che non hai il problema della gelosia, beato tu che non hai figli, beato tu che hai figli.. C’è sempre qualcuno a cui vorremmo idealmente rubare qualcosa.

Di positivo c’è che il mondo si è accorto della mancanza di felicità. Esistono corsi, libri, dvd per esercizi e tutorial su come essere più felici. Ho amiche che partecipano ad incontri, anche abbastanza strani, che svolgono una sorta di training autogeno basati sul ridere continuamente senza motivo o urlarsi addosso per infondere nell’altro la forza di superare qualsiasi avversità. Ammesso che funzionino, credo che sia più che altro per effetto placebo. Ognuno ha il suo metodo per raggiungere un pizzico di serenità in più; ma già il fatto che esista un metodo, e non avvenga tutto naturalmente, è poco rassicurante. Bisogna immaginare di essere coccolati da un naturale flusso di perenne xanax, di pace interiore, di trovare la tesserina mancante del puzzle, di essere un tutt’uno con l’universo. Molto buddista questa concezione di felicità, pur trattandosi di una religione che vive della sola sofferenza. Bisogna forse semplicemente accettare il mondo, che come il simbolo dello yin e yang, ha degli elementi negativi da cui può scaturire il bene e degli elementi positivi conditi con un pizzico di male. Ricorderò sempre ciò che disse Roberto Baggio una volta accettato l’errore dal dischetto ai mondiali, qualcosa tipo “so di aver distrutto le speranze di tutti gli italiani, l’unica cosa che mi conforta è aver fatto gioire tantissimi brasiliani, considerando che il Brasile è circa 60 volte più grande dell’Italia”. Non abituarsi a vedere il bene ovunque significa anche non poter gioire a pieno dei propri successi. Quante celebrità, da Elvis a Whitney Houston, seppur famosisimi in tutto il mondo, sono stati portati via da droga e depressione. Adriano, ex giocatore dell’Inter e di mezza serieA, ha visto sfiorire la propria carriera lentamente a causa di alcolici e prostitute. Vivo di calcio, ok voglio giocare in serieB. Gioco in serieB, ok pretendo la serieA. Gioco in serieA, ok voglio il pallone d’oro. Se questo modo di affrontare la vita è molto stimolante e permette di ambire al successo, è anche vero che è molto rischioso perchè prima o poi arriverà un obiettivo non raggiungibile, che ci porterà a fallire e a mettere in discussione tutto, perfino noi stessi. Capita, anche a me è capitato, che nella vita fin quando va bene, tutti ti seguono, ti incitano, ti vogliono, poi al minimo accenno di crisi la gente se ne va e resti da solo come se dovessi ricominciare da zero, anzi come direbbe lo zio J-Ax, da meno di zero. Per assurdo, più é stato felice, intenso quell’attimo di pura felicità dovuta al successo, più difficile sarà rialzarsi al minimo insuccesso futuro, specialmente per chi pretende troppo da se stesso. Bisogna sempre stare attenti a ciò che si desidera. E’ forse questa la maledizione che ha portato tanti artisti a togliersi la vita: la dipendenza di restare sempre sulla cresta dell’onda, lo stress di non avere flop, lo spasmodico desiderio di medaglie d’oro, mai di argento o bronzo.. più dell’invidia verso gli altri, c’è solo l’invidia verso te stesso, per ciò che eri e che non sarai mai più. E’ come guardarsi allo specchio ma essere quello nel riflesso, non la persona vera. Vivere all’ombra di te stesso, è spesso un peso troppo gravoso da sopportare, soprattutto per chi è popolare. Non mantenere le aspettative, degli altri e le proprie, non è accettabile per chi è stato all’apice, per chi era sulla punta della piramide, per chi bastava che schioccasse le dita e aveva tutto. A volte più sei in alto più è assordante il tonfo quando cadrai.

Il film, osannato da critica e spettatori, vincitore di numerosi premi e riconoscimenti, offre nel dettaglio il punto di vista di un artista, che deve ritrovare se stesso, la fiducia nelle sue capacità, dopo aver vissuto gli anni più bui della sua carriera professionale. Offre anche un occhio molto critico sulla società e sulla ristretta comunità di persone appartenenti al mondo dello spettacolo, con le loro psicosi, insicurezze e mancanze di valori. Pur preannunciandovi di non averlo apprezzato, può essere un opera interessante per chi, ancora poco maturo cronologicamente parlando, non ha ancora dovuto affrontare se stesso in duello, fallendo miseramente. Un film che fa capire come sia comunque possibile uscire dai periodi difficili ma soprattutto come, anche la ricchezza più grande, possa essere un arma a doppio taglio, possa avere lati oscuri e come essere pronti ad accettarli, tenendo sempre come riferimento la filosofia cinese dello yin e yang.

Personaggi

  • Riggan Thomson: protagonista della storia, attore di successo che dopo un’esplosione di notorietà con l’uscita nelle sale di Birdman, si trova in un periodo di crisi professionale. In preda a lievi disturbi psicotici, accompagnati da telecinesi momentanee, in parte dovuti anche a relazioni poco stabili con le altre persone, cerca di rilanciare la sua carriera a teatro.

  • Mike Shiner: personaggio secondario ma molto particolare. E’ un attore di grande successo, vive il teatro come in uno stato di trans tanto che lui stesso afferma di sentirsi completamente reale in scena e di fingere continuamente nella realtà. Cinico, sicuro di se, affamato e talentuoso; è il tipico giovane che cerca di ritagliarsi un angolo di paradiso del mondo, passando anche sopra gli altri qualora ci fosse la necessità. Rappresenta il teatro, fatto di spavalderia e verità.

  • Sam Thomson: figlia di Riggan, uscita da droga e depressione dovute per lo più alle mancanze familiari nell’età adolescenziale, lavora aiutando il padre a teatro. E’ molto schiva, particolare, intelligente, cupa ed apparentemente molto fredda.

  • Lesley: attrice dalla poca esperienza. Vive il teatro come un’ossessione, l’esatto opposto di Mike che lo gestisce come fosse un gioco. Pretende tantissimo da se stessa, cerca continue approvazioni dagli altri in quanto non è ancora sicura se quello sia il suo mondo, forse non lo sarà mai.

  • Commenti

    Vi dirò, questa volta devo essere stronzo perchè, per poter scrivere quello che penso realmente di questo film, è già tanto che nell’articolo non vengano inserite altre parolacce. Iniziamo con il titolo: quando mai si è visto un film in cui vengono proposti allo spettatore due diversi titoli!? Che poi se fossero simili, o se fossero in due lingue diverse come spesso capita volendo esportare la pellicola in ambito internazionale, allora forse avrebbe senso. Ma come può venire in mente di intitolare il film Birdman oppure L’imprevedibile virtù dell’ignoranza? Sul primo già bisogna discutere perchè può essere visto come un palese fuori-tema, ma del secondo ancora aspetto qualcuno che da Hollywood mi venga a chiarire cosa c’entra? Non c’è una delle parole utilizzate in quella frase che può essere vagamente accostata al film, neanche mezza. In generale l’idea di rappresentare il mondo del cinema in miniatura, un ambiente fatto di mille contraddizioni, problemi, squilibri mentali ed eccessi, visto in chiave teatrale quindi enfatizzando ancora di più l’assurdità delle situazioni tragico-comiche, non era per niente male. O anche il fatto di essere diventato famoso rappresentando un eroe (anche un po’ ridicolo) come per assecondare la sua onnipotenza nel periodo di massimo prestigio professionale. Ma il risultato che ne è scaturito, secondo il mio punto di vista, è lontano anniluce da quello che poteva essere un grande film. La trama è irrisoria, si potrebbe raccontare ad un amico tutto il film in pochi secondi; pur avendo scelto ottimi personaggi, non esiste alcuna profondità nell’introspezione di ognuno di essi; la tecnica del piano-sequenza, di cui molti del settore si riempiono la bocca, portata all’eccesso finisce per stancare; lo stesso discorso vale per l’utilizzo costante, soprattutto nel finale della batteria.. so bene che il film è stato candidato a ben 9 premi Oscar aggiudicandosene quasi la metà, e lo stesso discorso vale per i Golden Globe, birdmanma a mio parare i difetti sono veramente tanti. Il successo credo sia arrivato perchè, come spesso accade in America che è sempre molto, molto autocelebrativa, si tende a privilegiare pellicole che osannano i principi tipici del popolo USA o che affrontino temi legati allo stesso mondo del cinema: Birdman, nonostante prenda molto alla leggera, stigmatizzi su molti miti, ironizzi sugli attori e le vicende teatrali e, per molti versi, critichi molto l’ambiente dello spettacolo, è comunque una vetrina per il cinema, una sorta di pubblicità involontaria e forse è stato premiato per questo. Anche l’Oscar per Miglior attore protagonista, se ci pensate è assurdo se compariamo l’interpretazione di Keaton con ad esempio Portman ne Il cigno nero o Norton in American History X. Neanche i dialoghi mi hanno colpito particolarmente. Per carità può essere pure che non l’abbia capito completamente o che non sappia nulla di cinema.

    Per quanto riguarda i personaggi, come detto in precedenza, non sono stati adeguatamente analizzati. Per ognuno siamo in grado di capire i tratti predominanti del suo carattere ma non conosciamo il perchè dei loro atteggiamenti, non avviene nessuna evoluzione del loro stato e mancano di prospettiva considerando il tema del film. La cosa che più di tutti mi ha lasciato sconcertato è il loro completo abbandono: prendendo come riferimento Mike Shiner, interpretato molto bene da Edward Norton, ma vale lo stesso per tutti gli altri personaggi, viene fatto conoscere al pubblico e da un certo punto in poi scompare, non ricordo nemmeno quale sia l’ultima scena in cui è presente. Ora riflettendoci sembra quasi fatto apposta: come ad Hollywood dove la popolarità svanisce in un secondo e quelle che erano grandi celebrità affondano nell’oblio, così vengono mostrati i vari personaggi. Sarebbe davvero figo, ma onestamente non credo sia stata la vera intenzione del regista, che nella seconda parte del film ha preferito semplicemente occuparsi delle vicende riguardanti il protagonista. Inoltre sarebbe stato molto più furbo e interessante se il film avesse messo tutti i personaggi sullo stesso piano, stessa importanza, un po’ come succede ad esempio in Game of Thrones, mostrando varie personalità e reazioni di chi birdmanappartiene al mondo dello spettacolo, con pregi e difetti. Per carità anche raccontare la semplice storia del protagonista non era nulla di scontato ma non credo ci siano riusciti se ad un certo punto del film ero più concentrato su cosa stesse succedendo tra Mike e Sam rispetto al tema centrale. Fotografia e costumi non sono male ma non mi sembrano niente di particolarmente eccezionale. Discorso diverso invece per quanto riguarda la musica che, riproposta continuamente, diventa quasi fastidiosa nelle ultime scene del film.

    Anche per quanto concerne le scene devo essere molto severo. Se è vero che ho apprezzato quelle a teatro, soprattutto l’entrata da dietro quasi completamente nudo, ed alcuni effetti del piano-sequenza sono molto ben riusciti, molte sequenze mi hanno fatto storcere il naso. Parlando di nasi, hanno rovinato palesemente il paragone fisico tra Birdman e il protagonista post-pallottola, palesando allo spettatore il confronto neanche avessimo 5 anni, mortificando il nostro intelletto. La scena degli effetti speciali, in stile Walter Mitty, era come una tinta di rosso sul quadro della Gioconda, non c’entrava proprio niente. La scena delle meteoriti sullo schermo iniziale è senza alcun senso, così come tutta la sequenza iniziale in cui si vuole eliminare in tutti i sensi l’attore meno capace. Non ho per niente capito neanche la necessità del sentire le voci e la provenienza/realtà dei poteri di telecinesi; elementi di cui potevamo fare veramente a meno. Parlando del finale poi vorrei stendere un velo pietoso: per carità esistono finali che lasciano varie interpretazioni ma in questo caso non credo ne esista nessuna: l’attore sembra aver inspiegabilmente spiccato il volo e la figlia ci ride sopra, quando per tutto il film era stata il ritratto dell’infelicità. Bel modo di raccontare i vari suicidi che avvengono ad Hollywood.

    Frasi

    inspira, accogli la tua rabbia
    forse sul palco sei un “signor verità”, ma nella vita reale, dove conta davvero, sei solamente un bugiardo
    Io non esisto. Non sono neanche qui. Tutto questo non ha importanza

    Link utili

    Wikipedia, mymovies, filmup, imdb

    Valutazioni finali

    Il risultato, considerando premesse ed aspettative, non credo sia positivo, nonostante botteghino e premi. Le numerose pecche nei vari ambiti, dai personaggi alle musiche, finiscono per far crollare quasi tutte le fondamenta di un film interessante. Poche le scene che valgono il prezzo del biglietto. Mediocre nelle sequenze più significative. Approssimato.

    Voto personale: 4 (votate anche voi)

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