American History X

Informazioni

Una ideologia è un edificio imponente in cui le fondamenta sono rappresentate dei principi base e le opionini costituiscono i vari piani. Nella vita può succedere di incontrare persone o affrontare momenti particolari che ci segnano per sempre, capaci di farci vedere il mondo da un’altro punto di vista, smascherare le falle dell’ideologia e quindi distruggere tutte le nostre certezze. A quel punto ci troveremo smarriti, in balia del dubbio; eppure è proprio in quel momento, in cui tutto crolla, che avremo la possibilità di vedere la realtà dagli occhi degli altri, riscoprire tutto, completamente diverso, accorgerci di quanto eravamo ciechi e di quanto tempo abbiamo perso nella convinzione di essere dalla parte della ragione.

Titolo originale: American History X
Paese: USA
Anno: 1998
Durata: 119 minuti
Genere: Drammatico
Regia: Tony Kaye

Tema

Prima o poi le persone ci lasciano ma le idee restano, dicono sia vero. Lo dicevano soprattutto per i grandi maestri di vita morti per un ideale; mi vengono in mente ad esempio i giudici Falcone e Borsellino assassinati per aver lottato con tutte le loro possibilità e strumenti contro la mafia. A volte credo sia solo il modo per non considerare vana la morte di qualcuno. E’ vero, vivere e soprattutto morire per un ideale, purchè sia nobile, è forse l’unico vero senso che possiamo trovare per questi istanti che Dio ci ha concesso sulla Terra, ma in fin dei conti, in un mondo materiale, che preferisce i soldi all’onestà, il sesso all’amore, le raccomandazioni al merito, la convenienza alla qualità, vale davvero la pena? Andatelo a chiedere ai parenti dei giudici, ai figli, alle mogli, agli amici, chiedete loro se non manderebbero a quel paese qualsiasi ideologia, anche la più pura e legittima che esista, pur di avere un secondo in più con loro i cari. Certo, andranno fierissimi del loro operato ed è assolutamente vero che non è stata la giustizia ad averli uccisi ma la mafia, ma quando vivi a contatto con violenza e pericolo tutti i giorni, dov’è la differenza? Vale la pena perdere una vita per seguire un ideale? Non lo so sto, ragionando con voi, esattamente come il film obbliga a fare, neanche io sono sicuro di quello che scrivo, perciò perdonatemi le castronerie, però mi immagino di tutte le volte che la moglie di Borsellino si sarà sentita sola, di tutte le volte in cui la figlia di Falcone non ha avuto una figura maschile che la proteggesse, di tutte le volte in cui il padre di Borsellino avrà pianto contro se stesso per aver insegnato il significato della parola giustizia al figlio. Mi chiedo se ne vale veramente la pena o se invece conviene approfittare del poco tempo che abbiamo per vivere di emozioni, di contatti con le altre persone, pur conservando virtù di base imprescindibili. Quante volte mi sono chiesto se era meglio dare l’ennesima possibilità ad una persona o fossilizzarmi su comportamenti che non mi sono piaciuti limitando i rapporti. Purtroppo è sempre una sorta di scelta tra bene e giustizia, in cui l’ago della bilancia può essere spostato dalla convenienza, dall’orgoglio o dal proprio stato d’animo. Mi chiedo però se tutta questa giustizia possa rendere la mia vita migliore. Per carattere, essendo una persona che dà tantissimo agli altri, pretendo molto, quindi ad una minima mancanza tendo a rompere i rapporti con litigate o semplice indifferenza, per appagare il mio senso di orgoglio, di rispetto, ma in fondo chi sono io per giudicare, magari non sono neanche così obiettivo nel valutare una situazione o comunque io stesso ho riservato qualche torto agli altri senza rendermene conto e la loro è una reazione spontanea. La giustizia genera altra giustizia o come l’odio che ti acceca, ti trasforma e ti abbandona alla tua solitudine? Di sicuro la violenza almeno è coerente con se stessa e sulla base del principio di Hammurabi genera sicuramente altra violenza, di qualsiasi natura, fisica o psicologica e contro chiunque altro purchè diverso per orientamento sessuale, religioso o politico. Come viene detto in uno dei film della saga Saw, l’enigmista, ‘il buono non porta nè al buono nè al cattivo‘.

Negli esempi fatti in precedenza, e non me ne vogliano le anime dei giudici per averli tirati in causa in questo banale blog, si parlava di personaggi di spicco che hanno realmente fatto qualcosa di importante per la società e che per questo resteranno indimenticati. Ma quante altre volte è morto o morirà per gli stessi motivi un carabiniere qualsiasi e sarà dimenticato da qualsiasi notiziario o libro di storia, come se morire fosse parte del suo mestiere. Si studia la storia americana ma chi se ne frega della storia di un americano X deceduto mentre svolgeva il suo lavoro; non meriterebbe anch’essa la medesima importanza? Per questo mi chiedo se dare la vita non sia troppo, soprattutto per persone che non riceveranno mai abbastanza per il prezzo che andranno a pagare, o se invece di puntare al bene assoluto sarebbe bene concentrare la nostra esistenza per qualcosa di più fattibile. E’ come dire, non riuscirò mai a risolvere il problema della fame nel mondo ma offro il mio aiuto alle persone in difficoltà che incontro ogni giorno. Anche perchè meglio un sassolino di concreto che concentrare la propria vita per un ideologia piena di falle e buchi; persino il concetto di giustizia, come spiegato prima, deve essere interpretato e può non essere universale, figuriamoci principi meno assoluti. Faccio outing: mentre ora sono una persona molto più dubbiosa, valuto tanti punti di vista, soprattutto diversi dal mio, e rispetto qualsiasi altro modo di pensare, in passato ero molto più deciso su alcune idee,american-history-x fermo, assolutamente sicuro di aver ragione, certo che esistesse solamente un modo giusto di vedere le cose, il mio. E purtroppo si trattava di idee molto simili a quelle di Derek, protagonista del film, forse dovute a imposizioni genitoriali o amicizie, non per dare colpa agli altri ma come spiegato nel film spesso succede così, basti pensare come vengono arruolate le persone dell’ISIS. Certi principi, specialmente se acquisiti durante l’adolescenza restano quasi per sempre a meno che non si ha la possibilità di allontanarsi dal proprio habitat che impone costantemente quella idea, allargare i propri punti di vista e iniziare realmente a pensare con la propria testa. Fortunatamente a me è successo. E non dico che ora ho i principi più sani del mondo e che tutto quello che dico ora sia giusto, ma credo anzi che il punto fondamentale sia proprio essere disposti a rimettere in discussione il proprio credo giorno per giorno e cercare sempre di guardare il mondo dagli occhi delle altre persone. In stile Salvini, ero convinto che il male dell’Italia fosse tutto nei migranti che affollano il paese, che il diverso meritasse di essere schiacciato a prescindere, che lo stato e tutte le forze che ne fanno parte dovessero essere considerate autorità massime da non poter mai contestare, che il più forte merita di travolgere il più debole e altre minchiate di cui mi vergogno anche solo a parlarne. Attenzione non dico che sia tutto completamente sbagliato, ma considerare tali principi come un dogma, imporli quasi agli altri, esattamente come di riflesso venivano imposti a me, quello si che è assolutamente sbagliato. E’ quasi successo un miracolo in me per permettermi di cambiare prospettiva; forse doveva andare così e il cambiamento era uno degli step del processo di maturazione della mia persona, ma credo che film come American History X abbia dato un contributo enorme. Film come questo dovrebbero essere fatti vedere nelle scuole, nelle assemblee studentesche, bisognerebbe parlarne una settimana, e non sarebbe comunque abbastanza. Un insegnante, come nel film, che non riesce a far comprendere agli alunni come si risolve un equazione ma che li stimola a mettersi nei panni di un nero in un mondo di bianchi, con tutte le difficoltà che può avere con lavoro, famiglia lontana, cittadinanza, lingua ecc, merita tutte le lodi del mondo. Anzi a tal proposito, visto che stiamo in argomento, voglio ringraziare la mia professoressa di inglese delle medie, una mezza pazza che non ci ha imparato quasi niente ma che è stata l’unica ad interessarsi dei problemi di droga di alcuni miei amici, che ci stimolava a dire sempre ciò che pensavamo, a metterci in gioco in pubblico e che approfittava di qualsiasi momento per dare qualche consiglio di vita. Non dimenticherò mai quando una volta stavamo vedendo un filmato, l’ha stoppato, ha preteso il silenzio da tutti solo per spiegare a me la differenza tra rimorsi e rimpianti. E chi glielo dice che vista la vita che ho fatto, quella volta forse tanto bene non l’ho capito..

Personaggi

  • Derek Vinyard: protagonista della vicenda, subisce suo malgrado un percorso di vita che lo porterà a rivedere tutta la sua concezione utopistica del mondo diviso in buoni e cattivi. Perennemente a contatto con la violenza, di cui resta vittima e carnefice, è costantemente in campo tra l’essere un esempio per alcune persone e rappresentare una vergogna per le altre. La prigione rappresenta la svolta nella sua vita: capisce come i suoi ideali venerati rappresentino mere illusioni.

  • Danny Vinyard: perennemente all’ombra di suo fratello Derek, da cui viene affascinato per la predisposizione alla leadership e le idee sovversive. Facilmente condizionabile dagli altri, è però capace di comprendere il punto di vista altrui ed eventualmente modificare il proprio. Da notare che l’unica volta che se la prende con Derek è anche l’unica volta in cui il fratello fa qualcosa di buono, ossia abbandonare i neonazisti.

  • Bob Sweeney: personaggio dalla spiccata autorevolezza, si mostra come un esempio da seguire, al di sopra delle fazioni e della morale. Uomo di elevata cultura, ha un po’ il ruolo di vecchio saggio capace di dispensare consigli nei momenti di difficoltà. Il classico punto di riferimento nella crescita dei suoi studenti.

  • Commenti

    Per questo film, come per nessun altro, ho pensato di concentrare i miei sforzi di recensione soprattutto sulla parte riguardante il tema, di gran lunga molto più importante rispetto qualsiasi considerazione sulla la pura cinematografia. Come approfondito in precedenza, offre tantissimi spunti di riflessioni e temi, da poter analizzare in qualsiasi tipo di ambiente, con gli amici, famiglia o a scuola. Lo consiglio a chiunque, vale veramente la pena. Neanche a dirlo è uno dei miei film preferiti; poi, è anche vero, che essendo una vicenda che mi tocca abbastanza avendo subito un processo di cambiamento simile a quello di Derek, forse non riesco a dare una opinione troppo oggettiva al riguardo. Trovo che uno dei punti di forza del film sia la narrazione della vicenda: la storia procede in avanti nel tempo ma vengono offerti tantissimi flashback capaci ti riempire piano piano il puzzle con tutti i tasselli inizialmente mancanti. Viene narrato per composizione esattamente come può essere creata una ideologia. Anche il linguaggio, seppur adattato a tematiche complesse, è abbastanza semplice e lineare, coerentemente alla storia. Magistrale è il modo di riproporre più volte l’arresto di Derek come per far vivere allo spettatore il trauma di Danny che continua a ripensare spesso all’accaduto. american-history-xIn più ogni flashback, in particolare le scene più cruente, vengono mostrate in bianco e nero, per rendere ancora più marcata le differenze di personalità del protagonista prima/dopo il passaggio in prigione ed è ovviamente metafora della contrapposizione bianchi/neri nella tematica del razzismo. Ho apprezzato tantissimo anche l’uso del rallentatore in alcuni spezzoni, soprattutto per la doccia e l’arresto, capace di far diventare ancora più memorabili le singole scene. Ottimo anche il doppiaggio, non tanto come singole interpretazioni quanto come scelta delle voci per i vari personaggi, soprattutto per i protagonisti.

    Come detto, il personaggio focale della trama è Derek, visto il notevole cambiamento che subisce, stile Jenny su Gomorra ma al contrario o Schindler in Schindler’s list. Ma è necessario fare ulteriori approfondimenti al riguardo: impara sulla propria pelle che un’amicizia vale più di una ideologia, capisce di chi fidarsi realmente riuscendo finalmente a distinguere le varie tipologie di persone e trova il modo di essere un esempio per gli altri. Bello il modo di raccontare la nascita dell’amicizia in galera col detenuto di colore. Per il resto, bisogna considerare che la sua famiglia è facilmente riassumibile in fratello succube, madre esaurita e sorella ideologicamente opposta. Mi piace tantissimo il modo in cui viene dipinto il rapporto con la sorella: si è costruito una sorta di finta relazione, finto buonismo, dovuto alle troppe liti violente occorse, ma tipica di chi lotta per mantenere un rapporto con i propri cari. Belle anche diverse scene tra madre e figlio. Credo che molto sia dovuto alla grandissima prova di Edward Norton, american-history-xpremio oscar come Miglior attore protagonista, che si è veramente superato, in un ruolo non facile in cui doveva rappresentare due facce della stessa persona. Purtroppo non lo apprezzavo particolarmente soprattutto per alcuni film di cui si è reso partecipe, ma devo dire che mi sono dovuto ricredere alla grande. Ad oggi è quasi il mio attore preferito. Piccola nota di colore, ogni componente della famiglia ha un nome che inizia con la lettera D e non ho idea di quale sia il motivo.

    Ovviamente il film è pieno zeppo di violenza, soprattutto verbale. Questo se da un lato genera forti emozioni nello spettatore, dall’altro offre quasi esclusivamente un unico taglio nel modo di affrontare il nocciolo del discorso. Per questo forse può non piacere ad alcune persone. Tra le scene più cruente c’è il finale, la furiosa lite, molto interessante sul piano politico, in famiglia e la pedata dietro la testa di Derek nell’uccidere il terzo ragazzo di colore che gli stava rubando l’auto. Per quanto riguarda invece le sequenze più belle, c’è sicuramente l’arresto di Derek specialmente la sua mimica facciale in attesa di approvazione che non arriverà mai dal fratello e la sua tardiva presa di coscienza e la scena della doccia in casa sua, come per pulirsi di tutti i crimini effettuati, in netta contrapposizione con le docce in prigione, e la necessità di coprire la svastica sul petto. Parlando del finale, non l’ho apprezzato particolarmente, potevano inventare qualcosa di più adeguato di una citazione per offrire una più succosa ciliegina sulla torta. Trovo invece geniale, anzi forse è la cosa più bella del film, la ciclicità della violenza che aveva accompagnato le prime scene e ritorna nel finale, come fosse inarrestabile, inafferrabile, come se non ci fosse nessun modo di fermarla, neanche cambiando punti di vista, neanche diventando persone migliori. E’ come se il regista ci offre una morale per tutto il film ma alla fine ci dice “non preoccupatevi, è tutto uno schifo, andrà tutto male comunque”.

    Frasi

    Lincoln ha liberato gli schiavi quando!? 130 anni fa, e quanto tempo gli ci vuole per integrarsi?
    mi sono sentito perso, e adesso sono stanco di essere sempre incazzato
    mi vergogno di averti fatto uscire dal mio corpo!!
    ce ne staremo da parte zitti zitti fermi a guardare la nostra patria che viene stuprata?
    tutto quello che hai fatto, ti ha reso la vita migliore?
    l’odio è una palla al piede, la vita è troppo breve per passarla sempre arrabbiati
    sei un bianco pezzente, incazzato e incazzoso; farai meglio a saperlo amico, parati il culo in galera, perchè qua dentro sei tu il negro

    Link utili

    Wikipedia, mymovies, filmup, imdb

    Valutazioni finali

    Un film riflessivo, stimolante e commovente. L’odio continua è uno scossone per gli spettatori che non rimarrano insensibili ad un tema così delicato come il razzismo. Narrazione semplice ma ricca di riflessioni. Un’opera da non perdere per chi ama perdersi nei dialoghi rinunciando a qualche perla sul piano della regia. E’ una sorta di discussione continua da cui il pubblico trae le proprie conclusioni o formula ulteriori dubbi. Assolutamente coinvolgente.

    Voto personale: 9 (votate anche voi)

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